Voce e canto, un altro sentire

Il seminario è rivolto a chiunque sia interessato a conoscere la propria voce e a scoprire le sue potenzialità, con un’attenzione particolare al canto.

  • Il suono è una vibrazione, prende forma dalla materia che vibra, un po’ come la luce.
  • La voce è la vibrazione delle corde vocali, ma non solo, è la ripercussione di questa vibrazione sulla materia del corpo e dello spazio esterno.
  • Prendere coscienza della propria voce è un lavoro difficile, perché lo strumento con cui la produciamo, le corde vocali, non lo possiamo né vedere né toccare, diversamente che un arto, e di conseguenza la modalità di intervento è un “altro sentire” per cui è necessario un apprendimento particolare; inoltre la voce è quanto di più quotidiano e scontato che conosciamo  e usiamo, e questo può essere fonte di pregiudizi che limitano la consapevolezza delle nostre potenzialità espressive.
  • Una voce intensa e chiara, ricca di inflessioni timbriche, sensibile e aperta nell’accogliere e trasmettere emozioni, agile nel ritmo, è molto più efficace e autorevole per esprimere noi stessi e comunicare con gli altri.

L’interesse principale quando lavoro sulla voce è rendere vivo ciò che produciamo, sia  tecnicamente (rendere un ritmo o una melodia ricchi di sfumature, dalle dinamiche di volume all’uso dei risuonatori, e raffinarli nell’intonazione e nell’articolazione) sia emotivamente  (seguire un movimento interiore continuo, cercando un senso o un immagine o un sentimento che  stimoli la nostra vitalità).

Durante il lavoro di canto corale insisto sulla partecipazione del corpo e sull’uso dello spazio per abituare gli interpreti a una relazione con se stessi e con il gruppo che non sia rigida o statica, ma dinamica, vitale e comunicativa.

Tutto ciò che è statico e rigido produce facilmente un suono che tende ad appesantirsi fino a “morire”.

Il lavoro sarà incentrato sull’improvvisazione corale e sullo sviluppo dell’ascolto al fine di evocare luoghi, situazioni emotive, immagini o semplicemente creare ritmi e armonizzazioni sopra i quali inseriremo canzoni o frasi melodiche dando spazio al corifeo, che di volta in volta si “passerà” la parola.

  • La costruzione dell’ambiente la dobbiamo immaginare come la costruzione di una casa fatta attraverso l’aggiunta di piccoli mattoncini in relazione stretta tra loro;
  • un suono non può stare sopra un altro se non si ascoltano le minime sfumature, due suoni creano un altro suono e così via,
  • quindi la relazione percettiva e umana, perché si tratta di collaborazione, diventa fondamentale e sviluppa un ascolto di sé e degli altri più affinato e curato.

I mattoncini saranno i toni, i ritmi, i volumi e i risuonatori che combineremo tra loro.

  • All’inizio guiderò io l’improvvisazione, ma lo scopo poi è che ognuno diventi autore in piena autonomia,
  • un po’ come uno stormo di uccelli, in cui non esiste un leader, ma ogni uccello segue alcune semplici regole, come regolare la propria velocità su quella degli altri o mantenersi a distanza di sicurezza sia dal compagno di destra sia da quello di sinistra
  • e insieme creare una forma che potenzi il proprio volo, quindi un fenomeno di auto-organizzazione interna e dinamica.

Anche lo spazio sarà utilizzato in relazione a ciò che accadrà, alle necessità concrete che ci saranno per un ascolto migliore.

Per approfondimenti: